Blues & Mercy
Blues & Mercy

Help! Il grido del rock
Domanda, utopia e desiderio nelle canzoni che hanno fatto epoca

Prefazione di John Waters

Esce nell’edizione aggiornata e con la nuova prefazione di John Waters, “HELP!”, il primo libro di “ricognizione” e “documentazione critica” tra le fibre di ciò che il rock ha detto sulla vita, lontano dai cliché e dalle letture convenzionali.

Analizzando le storie, i testi e le motivazioni di 138 canzoni, Walter Gatti e i suoi amici giornalisti e musicisti provano a far emergere l’umano nascosto dietro le utopie rocckettare, in una sorta di viaggio verso quel qualcosa che in certe canzoni è stato evocato, magari all’insaputa di chi quelle stesse canzoni le ha scritte.

«In questo straordinario libro, Walter Gatti e i suoi amici intraprendono un viaggio volto a svelare la vita segreta della canzone rock nella cultura moderna. Descrivendo il rapporto tra le grandi canzoni rock e la propria esperienza personale, essi liberano queste canzoni dal cavallo di Troia che è il circo del rock’n’roll».

Testi di Riro Maniscalco, Stefano Rizza, Paolo Vites

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Excerpts

Bird on the Wire

Che personaggio complesso questo Leonard Cohen, tormentato ed anche confuso. Bisogno d’amore, sofferenza psicologica, ricerca religiosa hanno sempre accompagnato il suo cammino personale ed espressivo. Un cammino iniziato in giovane eta’ come poeta e sfociato poi nella musica, senza pero’ mai abbandonare la forma espressiva della poesia in quanto tale. Questo brano appartiene ai suoi inizi come singer-song-writer, e lo si trova nel suo secondo album intitolato Songs from a Room. A dire il vero io lo scoprii nell’ interpretazione di Joe Cocker, una delle tante covers in circolazione, secondo me la piu’ potente. Cosa ci racconta il cantautore Canadese? Ci racconta di se’, del sentimento di se’ e ce lo racconta per immagini suggestive, da poeta che e’. Quest’uomo e’ fragile, “come un uccellino su un filo della luce,  come un ubriaco in un coro di mezzanotte”. Ma in questa fragilita’, ci dice dall’inizio alla fine, “ho sempre cercato, a modo mio, di essere libero”. E’ questo il filo dell’autocoscienza che si dipana attraverso errori, debolezze, mancanze, limiti di cui Cohen e’ consapevole. Immagini visionarie – un verme infilzato nell’amo, un cavaliere rubato da un libro dei tempi che furono, un bimbo nato senza vita, un mendicante sulla sua stampella di legno, una bella ragazza reclinata su una porta scura – che provocano le grandi domande sul senso di tutto. Devo accontentarmi? Devo avere il coraggio di chiedere di piu’?  La prima volta che ascoltai Bird on the Wire nella versione di Cocker ne rimasi totalmente affascinato. Il vecchio Joe era un viscerale, uno che sputava sangue cantando l’anima. Trascinava questa ballata struggente vivendone tutta la drammaticita’. Soprattutto quel finale. “I have tried ….I have tried …..Oh yes, I’ve tried …”, e ancora e ancora. “Ho provato, si, ho provato, quante volte ho cercato, per quel che son capace (perche’ questo significa “a modo mio”), di essere libero”. Ascoltateli tutti e due. Leonard Cohen nella sua versione originale del ’69, Joe Cocker, dal vivo nel 1970 in Mad Dogs and Englishmen. Essere liberi? Non c’e’ riuscito Cocker, che ancora va’ in giro a cantare ma senza piu’ fuoco nelle viscere. Non c’e’ riuscito Cohen, che dopo averne provate tante e’ ancora li a combattere la depressione che lo attanaglia a settantaquattro anni piu’ di quando ne aveva trenta. Ognuno prova ad essere libero.
A modo suo.

Like a bird on the wire, like a drunk in a midnight choir, I have tried in my way to be free.
Like a worm on a hook, like a knight from some old fashioned book.
I have saved all my ribbons for thee.
If I, if I have been unkind, I hope that you can just let it go by.
If I, if I have been untrue, I hope you know it was never to you.
Like a baby, stillborn, like a beast with his horn I have torn everyone who reached out for me.
But I swear by this song and by all that I have done wrong, I will make it all up to thee.


I saw a beggar leaning on his wooden crutch he said to me, you must not ask for so much.
And a pretty woman leaning in her darkened door, she cried to me, hey, why not ask for more?
Oh like a bird on the wire, like a drunk in a midnight choir, I have tried in my way to be free.

Bird on the Wire
Songs from the Room
Mad Dogs and Englishmen Leonard Cohen (Joe Cocker)
1969 (1970)

Ants Marching

Nella nostra percezione delle cose la musica si fonde spesso ad immagini, odori, sapori, avvenimenti. In altre parole, e’ molto normale che un certo brano si accomuni nella nostra memoria ad una determinata situazione, spesso alla circostanza in cui ci e’ capitato di sentirla per la prima volta o quando ha accompagnato un momento importante della nostra vita. Quel brano diventa cosi il collante con il nostro passato donandogli una vivezza tutta particolare. Non c’e’ bisogno di Proust per scoprirlo e neanche per capirlo. “Le formiche in marcia” divenne un enorme successo in America nel ’95. L’immagine e’ molto semplice e forse per questo estremamente efficace, soprattutto per chi passa la vita in metropoli affollate. Il “riff” a singhiozzo, guidato dal violino e scandito dalla sempre incisiva batteria di Beauford, rende perfettamente il concetto di fondo che il brano vuole comunicarci: la marcia quotidiana degli esseri umani (le “formichine”) nella banalita’ meccanica del loro vivere. A quel tempo andavo tutte le mattine a prendere la subway sotto le Twin Towers. Nell’ampissimo “concourse”, groviglio di corridoi e negozi,migliaia e migliaia di persone si incrociavano frettolosamente disperdendosi in mille direzioni. “Gente in tutte le direzioni, senza scambiar parola, senza averne il tempo” e  - they all do it the same way – tutte allo stesso modo, come formichine laboriose con le antenne sempre protese. Dave Matthews, con il suo stile sempre un po’ caustico, con la sua musica sofisticata e graffiante, ci offre immagini di questa routine tanto reale da sembrare ...irreale. Non e’ solo la ripetitivita’ del nostro operare quotidiano che ci fa’ apparire come formiche in marcia, sono anche i rapporti che non riescono a decollare – “Ci guardiamo chiedendoci che cosa l’altro stia pensando; ma non ci diciamo mai niente”. C’e’ solo uno spunto di tenerezza in un brano che potremmo altrimenti definire tristemente cinico. Una formichina, facendo una delle tante cose che si possono fare meccanicamente nella giornata, passa a salutare la mamma. Per un istante il ricordo dell’infanzia prende il sopravvento sulla routine. Un attimo per perdersi nei propri pensieri come quando “da piccolo, giocava sotto il tavolo e sognava”.

Tutto qui, niente di piu’ di una sorta di nostalgico break. Riparte il violino, picchia la batteria e si riprende a marciare.
Ma siamo uomini o formiche? 

He wakes up in the morning, does his teeth bite to eat and he’s rolling 
Never changes a thing, the week ends the week begins 
She thinks, we look at each other wondering what the other is thinking 
But we never say a thing and these crimes between us grow deeper


Take these chances, place them in a box until a quieter time; lights down, you up and die

Goes to visit his mommy, she feeds him well his concerns he forgets them 
And remembers being small, playing under the table and dreaming 
Driving along on this highway, all these cars and upon the sidewalk 
People in every direction, no words exchanged, no time to exchange


and when all the little ants are marching; red and black antennae waving; 
they all do it the same, they all do it the same way 
Candyman tempting the thoughts of a sweet tooth tortured by weight loss 
Program cutting the corners, loose end, loose end cut, cut 
On the fence, not to offend, cut, cut, cut, cut 
Take these chances, place them in a box until a quieter time 
Lights down you up and die, lights down you up and die
 

Ants Marching
Under the Table and Dreaming
Dave Matthews Band
(1994)