Blues & Mercy
Blues & Mercy

Cosa sarà
La ricerca del mistero nella canzone italiana

Cosa sarà
che dobbiamo cercare.

Lucio Dalla

Sarei certo di cambiare la mia vita
se potessi cominciare a dire noi.

Giorgio Gaber, Canzone dell’appartenenza


Cos’hanno da comunicare le canzoni (e le canzonette) italiane sulla vita dell’uomo?

È questa la domanda con cui si sono confrontati gli autori del volume che hanno voluto raccontare il rapporto personale con canzoni e con autori che fanno parte del patrimonio della musica italiana. Questo sguardo affettivo costituisce un modo originale di accostarsi alle canzoni, raccontate con autenticità e senza saccenza critica, cercando di fare emergere, da memorabili successi come da titoli meno noti, il battito profondo del cuore, il senso dell’umano. Con un obiettivo: far scoppiare la curiosità verso i titoli proposti e diffondere un modo di ascoltare non banale, in grado di trasformare il nostro sistema uditivo in un elemento di confronto della ragione con il mondo musicale che ci circonda.

Da Ligabue a Guccini, da Gaber a De André, da Battisti a Jovanotti: un’antologia del meglio della produzione italiana che raccoglie 129 canzoni dalle quali traspare la percezione della vita come ricerca di ciò che offre senso al tutto.

Testi di Franz Coriasco, Riro Maniscalco, Walter Muto, Stefano Rizza

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Excerpts

La gente della notte

Brano d’apertura del quarto album di Lorenzo Cherubini, quello con la celebre “Ciao Mamma”, tanto per capirci.
Un ragazzo di ventitre anni, che fa’ il dj, che vive la notte piu’ che il giorno, che guarda con tenera simpatia quello stranissimo campionario, quasi uno zoo, di personaggi ed esperienze che si accavallano durante quelle ore in cui il sole si nasconde e permette anche a noi di nasconderci un po’. E ce lo racconta. Quelle ore per tanti sono semplicemente il tempo del riposo, ma non per Jovanotti, non per coloro che fanno “lavori strani” come “baristi, spacciatori, puttane, giornalai, poliziotti, travestiti, gente in cerca di guai, padroni di locali, spogliarelliste, camionisti, metronotte, ladri e giornalisti, fornai e pasticceri, fotomodelle ....”. Davvero una curiosa collezione che potrebbe anche far paura se non fosse – nella vita di tutti coloro che ci si trovano – il mondo vero, la normalita’, un microcosmo parallelo a quello ben piu’ grande che si agita di giorno; parallelo e cosi diverso. La notte il tempo si dilata, le parole che si dicono sono quelle che si vogliono dire veramente, le persone a cui si parla sono quelle a cui si vuol parlare veramente. Ognuno ami quel che ha da vivere, Jovanotti lo fa’ e ci dice che “la notte e’ piu’ bello, si vive meglio per chi fino alle cinque non conosce sbadiglio”.
Come spesso accade Cherubini–Jovanotti non canta, narra, e la sua narrazione si trascina con cadenza vagamente rap, con quella sua strana pronuncia che ci fa’ sorridere. Rima con delicatezza. Rimare non e’ facile o meglio, non e’ facile non sprofondare nella banalita’ alla “cuore-fa’-rima-con-amore”. Lui lo fa’ bene, con simpatica intelligenza. I testi di Cherubini non saranno un’ode alla grammatica italiana, ma un brano come questo e’ un bell’invito ad osservare cose che di solito non osserviamo, un incoraggiamento a soffermarci su quel che spesso evitiamo con spirito di sufficienza. Insomma, questa “ballata della notte”, questo “pensierino sui pastori erranti delle strade metropolitane” e’ un suggerimento al cuore di aprirsi un po’ cosi che ognuno di noi possa incontrare cio’ che altrimenti non incontrerebbe per “conoscere le storie, ognuna originale”, e scoprire “che nel mondo nessuno e’ normale”. Non l’anormalita’ di personaggi da circo, ma l’unicita’ del cuore di ogni essere umano, soprattutto se si agita nella notte.

La notte è più bello, si vive meglio, per chi fino alle 5 non conosce sbadiglio, e la città riprende fiato e sempra che dorma, e il buio la trasforma e gli cambia forma e tutto è più tranquillo tutto è vicino e non esiste traffico non c'è casino almeno quello brutto, quello che stressa.
La gente della notte è sempre la stessa ci si conosce tutti come in un paese,
sempre le stesse facce mese dopo mese e il giorno cambia leggi e cambia governi e passano le estati e passano gli inverni, la gente della notte sopravvive sempre nascosta nei locali confusa tra le ombre.
La gente della notte fa lavori strani, certi nascono oggi e finiscono domani, baristi, spacciatori, puttane e giornalai, poliziotti, travestiti gente in cerca di guai, padroni di locali, spogliarelliste, camionisti, metronotte, ladri e giornalisti, fornai e pasticceri, fotomodelle, di notte le ragazze sembrano tutte belle, e a volte becchi una, in discoteca, la rivedi la mattina e ti sembra
una strega, la notte fa il suo gioco e serve anche a quello a far sembrare tutto, tutto un po' più bello.
Parlare in una macchina davanti a un portone ed alle quattro e mezzo fare colazione con i cornetti caldi e il caffelatte e quando sorge il sole dire buonanotte e leggere il giornale prima di tutti, sapere in anteprima tutti i fatti belli e brutti, di notte le parole scorrono più lente però è molto più facile parlare con la gente, conoscere le storie, ognuna originale, sapere che nel mondo nessuno è normale.
Ognuno avrà qualcosa che ti potrà insegnare, gente molto diversa di ogni colore.
A me piace la notte e gli voglio bene che vedo tante albe e pochissime mattine, la notte mi ha adottato e mi ha dato un lavoro che mi piace un sacco anzi io l'adoro.
Mi chiamo Jovanotti e faccio il deejay, non vado mai a dormire prima delle sei.

Almeno tu nell'Universo

Il ricordo di quel Festival di Sanremo e’ ancora molto vivido. Se andate su Youtube troverete Mia Martini “dal vivo” sul palco del Teatro Ariston che canta – appassionata – questa splendida canzone d’amore di Bruno Lauzi. Siamo nel 1989 e Mia e’ ormai una cantante matura e provata dalla vita, probabilmente estremamente provata dal bisogno d’amore, quello che tutti ci portiamo addosso, ma che per alcuni diventa una tragica assenza. Mia, questa donna “visibilmente calabrese” spuntata fuori ad un certo punto quasi dal nulla, se ne torno’ nel nulla nel ’95 in circostanze misteriose. La voce non era piu’ quella acuta e penetrante che l’aveva portata al successo con “Piccolo Uomo”. La sua voce non era neanche semplicemente quella arrochita di una fumatrice accanita (che probabilmente era). La voce di Mia Martini era diventata un urto di dolore, il dolore di chi non ha ancora trovato un “Tu” nell’universo. La sua voce era diventata la voce di chi quando canta vive quella vita che nel resto dell’esistenza sembra latitare. Forse cantare a Sanremo quelle parole e quella struggente melodia di Bruno Lauzi ha reso ancora piu profonda la ferita del cuore – “Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo ! Un punto, sai, che non ruota mai intorno a me, un sole che splende per me soltanto come un diamante in mezzo al cuore (...) non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero e che mi amerai davvero di più, di più, di più...” . Chi puo’ vivere senza un “Tu” cosi? Ascoltatela quella registrazione su Youtube: la vivezza della ferita rende tragicamente bella quella interpretazione.Lauzi ha scritto parecchie cose belle, Mia Martini ha cantato parecchie canzoni belle rendendole ancora piu’ belle con la sua intensita’. Ma questa e’ una cosa speciale. Certo, per rendere una interpretazione memorabile occorre che l’interprete abbia talento, sappia veramente cantare. Ma occorre anche la capacita’ di immedesimazione con quel che si canta, e Mia Martini su questo...c’e’ tutta! La senti cantare “Sai la gente è matta forse è troppo insoddisfatta segue il mondo ciecamente quando la moda cambia, lei pure cambia continuamente e scioccamente” e poi, “Sai, la gente è sola, come può lei si consola per non far sì che la mia mente si perda in congetture, in paure inutilmente e poi per niente” e capisci che ci sta raccontando le pene della sua vita e la sua – ahime’! – infruttuosa ricerca di quel “Tu” che solo puo’ cambiarla.

Sai, la gente è strana prima si odia e poi si ama, cambia idea improvvisamente,
prima la verità poi mentirà lui senza serietà, come fosse niente
sai la gente è matta forse è troppo insoddisfatta segue il mondo ciecamente quando la moda cambia, lei pure cambia continuamente e scioccamente.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo ! Un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto come un diamante in mezzo al cuore.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo! non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più.
Sai, la gente è sola, come può lei si consola per non far sì che la mia mente si perda in congetture, in paure
inutilmente e poi per niente.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo !Un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto come un diamante in mezzo al cuore.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero e che mi amerai davvero di più, di più, di più.